giovedì 3 gennaio 2008

Io sono palermitano


Io vengo da Palermo. Non dalla città di Palermo, quella dei cannoli e delle arancine, della mafia e di S. Rosalia, ma Palermo d'oltreoceano. Di cognome faccio Balbiani. Vengo dal barrìo di Palermo della Città di Buenos Aires. Io sono Federico Balbiani e vengo da Palermo, io sono argentino.



"Si dice che siano tante le sfumature culturali che avvicinano l' Italia all' Argentina ed in particolar modo a Buenos Aires.
Vuoi forse perché un argentino su tre è d’origine italiana, dopo che una numerosa colonia di emigrati calabresi e siciliani, ma soprattutto palermitani, vi s’insediò a partire dalla seconda metà del secolo XIX.
O forse perché un noto quartiere di Buenos Aires porta proprio il nome di Palermo, cuore pulsante della movida intellettuale, artistica e culturale della città.

Sull’origine del popolare quartiere della Palermo Argentina sono state fatte diverse ipotesi, ma la più plausibile ci proviene dallo storico Diego Del Pino nel suo racconto “Palermo, Barrio portegno”, edito, nel 1991.
Il libro narra di un tale siciliano Giovanni Dominguez di Palermo, giunto a Buenos Aires intorno al 1582, al tempo in cui la nostra bella città apparteneva al Regno d’Aragona.
Giovanni Dominguez si maritò (e s’assistimò) con la benestante Isabel Goméz Seravia, e alla sua morte ne ereditò tutte le proprietà, incluso un vasto terreno paludoso.
Successivamente il Dominguez bonificò il terreno paludoso, trasformandolo in fiorente giardino e frutteto ed acquisì in seguito altri fondi contigui sino ad ampliare notevolmente il suo possedimento.
Quando il siciliano morì nel 1635, le sue terre cominciarono a chiamarsi Banados de Palermo o anche Viñas de la Punta de Palermo.
Oggi il Barrìo (quartiere) di Palermo si estende per oltre 900 ettari, dove accanto alle dimore degli artisti sorgono centinaia di teatri, ristoranti, caffè antichi e case di tango, oltre al giardino botanico, uno zoo ed un grande centro esposizioni. Adiacente al parco di Palermo sorge anche un monumento di Giuseppe Garibaldi, inaugurato nel 1909.

Tra i palazzi dell’ottocento di San Telmo e La Boca e le architetture inverosimilmente europee, si fatica a pensare di trovarsi davvero in Sud America.
Buenos Aires è straordinaria, un po’ come una “Grande Mela” latina, dove ogni barrio è un mondo a sé e nessuno da solo vale a capire l’essenza della città.
A Buenos Aires come in Sicilia, ad esempio, ci si imbatte nel quotidiano di strombazzate e bestemmie automobilistiche, di posteggi “creativi”, di vasa-vasa amichevoli, nonché nell’immancabile teatrino al bar per chi, tra ammuttuna e giochini di prestigio, fa a gara per pagare il conto.
Nei piazzali e per le strade i cebolitas (cipolline), ragazzini tra i dieci e dodici anni, giocano a calcio spensierati, mentre le loro mamme, dal balcone di casa abbannìano che la cena è in tavola.
Da Alfio Basile, allenatore del mitico “Boca Juniors” di Maradona, alla neo ministra dell’economia Felisa Josefina Miceli, in quel di Buenos Aires non è difficile imbattersi nei vari Señoras y Señores Cattaneo, Lo Cicero, Manno, Lupo o Schifano.
Anche quando ci si trova a frequentare una comitiva di amici argentini, non potrete fare a meno di notare che i loro nomi andranno quasi sempre a due a due, o tre a tre o a multipli di due e tre: tre coppie di Manolo, due Luiz Fernando, quattro coppie di Pedro e qualche Josè. Ma i cognomi saranno sempre ed inequivocabilmente siciliani. Per conferma, basta scorrere i nomi della formazione di una qualsiasi squadra di calcio o di rugby argentina, o il registro di una qualsivoglia scuola: più o meno la metà dei cognomi avranno un suono a voi familiare."*

*da rosalio.it


Federico sembra appena uscito da una telenovela, sempre a ripetere "entiendo" oppure "solo una pregunta", ha lavorato e viaggiato per tutta l' America latina: Perù, Brasile, Ecuador, Cile, Venezuela, Colombia, Panama, Costa Rica, Nicaragua, Honduras, Guatemala, Messico, Cuba e Uruguay. Dopo due anni ha deciso di sbarcare in Europa, per fare esperienze, vivere, e nella speranza di lavorare e guadagnare qualcosa. Mettere da parte qualcosa, far fortuna, esattamente il percorso inverso dei suoi antenati. La differenza fondamentale è che lui oggi è solo. Non fa parte delle massicce ondate di immigrazione che il secolo scorso investirono le Americhe, è un migrante solitario del suo tempo, della sua nazione, probabilmente si fermerà in Spagna, a Barcellona, il paese europeo più congeniale per un argentino. Troverà altri argentini, sarà assimilato o rispedito a casa?

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