venerdì 18 aprile 2008

Ogni mondo è paese


Prima di partire l'idea che avevo in mente per il post, era quella di esprimere un semplice concetto: ogni mondo è paese. Ispirato dal gioco dello scemo in mezzo, torello o come lo si voglia chiamare, volevo dire che fondamentalmente le differenze tra un paese e l' altro non sono così abissali. Anche qui alla prima tiepida serata, quando l'odore del mare si alza per le strade, la gente si riversa, i ragazzi del quartiere, gli amici della strada, i vicini sono riuniti dall'immancabile gioco del pallone, che prende la forma dello scemo in mezzo.

Ci si mette nel punto in cui la strada è meno in pendenza, è più dritta e le macchine si possono avvistare da lontano. Si inizia in 3-4, ma nel giro di pochi minuti si è in dieci. E' un gesto tecnico, un palleggio, un passaggio interrotto o disturbato da dei fanali che manda il pallone per l'ennesima volta sotto una macchina, perfettamente incastrato nel centro o sotto il parafango. Il gioco è continuamente interrotto, o meglio il gioco in strada viene associato proprio alla lotta con le macchine, alla città, al palleggio possibile anche nel traffico.

Guardavo l'intera scena dalla finestra, godendo dell'aria fresca, e pensavo alle stesse situazioni vissute anni prima, in un' altra città, in un altro paese. Ragazzi infine che crescono con stessi desideri, bisogni, necessità. Non siamo tanto diversi perché anche se abbiamo risolto in modo diverso problemi diversi, i fini che ci eravamo dati erano gli stessi. Stessa voglia di fare gol, stessa voglia di ridere con gli amici, stesso bisogno di essere felici.


Una verità dell' economia internazionale, un'assunzione che si fa sempre è che le preferenze di individui provenienti da paesi diversi sono le stesse. Quella che può sembrare una semplificazione teorica si dimostra più vera di quanto si immagini nei fatti. La paura di omologarsi con la globalizzazione, mi chiedo se non sia semplicemente la scoperta che vogliamo tutti le stesse cose, abbiamo gli stessi bisogni, ricerchiamo la stessa felicità nella vita.

Ma ogni mondo non è paese. Perché tutto il mondo non è lo stesso paese se ci devi vivere. Dal breve ritorno in Italia mi sono reso conto che quando si è in viaggio non si guarda al brutto di un paese, perché non ci appartiene, non ne siamo responsabili, e non possiamo cambiarlo, anche perché sappiamo che da quel posto prima o poi ripartiremo. Prendiamo e vediamo solo il meglio, chiudendo un occhio per il resto, facendocelo scivolare addosso.

Esattamente l'opposto per il proprio paese. L' Italia che mi ha fatto tanto arrabbiare in questi giorni, che mi ha deluso ancora una volta, ma così bella, così incantevole che ti può tradire dalle viscere. Nel nostro paese facciamo esattamente l'opposto, vediamo e ci incazziamo per tutte le cose negative, dimentichi delle cose belle. La rabbia nasce proprio dall' incredulità di continuare sulla strada della creatività, del giusto, della bellezza, un'autocritica continua. Ogni mondo non è paese. Non per noi, che ci sentiamo legati ad un posto, non per noi che l'amiamo.

1 commento:

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