giovedì 10 aprile 2008

Il turban

Simbolo. Il turban oggi in Turchia, è specialmente questo. Verso metà febbraio in coincidenza con il mio arrivo, in parlamento si approvava la tanto contestata legge sul turban. Una legge voluta dal partito di maggioranza, l' Akp di Erdogan, che alle scorse elezioni ha vinto ottenendo ben il 47% dei suffragi. Un partito l' Akp (Partito della Giustizia e Sviluppo) eletto specialmente per i suoi intenti riformatori, si professa liberale, democratico e per i diritti umani, ed è paragonato ai partiti Cristiano- Democratici.

Ma la situazione politica turca è alquanto complicata e anomala se paragonata alle altri grandi democrazie. La Turchia è una Repubblica fortemente nazionalista, nel senso che sullo sfondo della vita politica c'è sempre stata la forte influenza dei militari che più volte sono intervenuti per sbloccare o insidiare il normale svolgimento dei lavori. Nel 196o, '70 e nell'80 sono intervenuti con un colpo di stato per calmierare conflitti interni ancora del tutto irrisolti. Definendosi kemalisti, cioè eredi della politica di Mustafa Kemal Ataturk, il padre della repubblica, rivendicano il titolo di garanti della Costituzione e della laicità dello Stato. Sebbene a molti sembra che possano svolgere un ruolo determinante per lo sviluppo e il progresso della Turchia, affrancata in questo modo da poteri islamici-conservatori, l'ingombrante presenza dei militari è anche la causa dei conflitti e tensioni interne al paese. La rivendicazione della laicità dello Stato, passa appunto per una forte idea di potere regolatore, che impone un forte sentimento identitario, il turco come unica lingua, il turco come identità nazionale. E questo approccio sicuramente è l'origine di molti dei mali odierni in politica estera, con i curdi, le altre minoranze e gli stessi turchi islamici.

Per questo l' Unione Europea, e gli Stati Uniti hanno appoggiato Erdogan e il suo Akp, visti come una spinta alla liberalizzazione del paese e come una spinta riformatrice per i diritti civili. Ed questo il punto, come interpretare la legge sul velo, un tentativo di islamizzare il paese o un passo verso i diritti civili? L' Akp non è privo di contraddizioni, si è professato da sempre filo europeo e intende seriamente traghettare il proprio paese all'interno dell' Unione Europea, obiettivo raggiungibile solo tramite delle nevralgiche riforme. Per le quali è richiesto un cambiamento della Costituzione dell' 82 imposta dai militari, il cui scopo principale era ribadire la laicità dello Stato e l'ideologia nazionalista. La contraddizione sta nei fatti, nel senso che dopo circa due anni di governo, le riforme tanto attese non sono arrivate, poco o nulla è stato fatto per i diritti civili, per le minoranze, la situazione curda, o la censura. Ma lo scontro politico-istituzionale avviene su una legge tanto dibattuta, tanto attesa, tanto paventata, ma soprattutto molto simbolica.

Secondo la nuova legge sul turban, adesso è stato liberalizzato l'utilizzo del velo islamico all'interno delle Università, mentre rimane ancora strettamente proibito in tutti gli altri edifici pubblici e nelle scuole inferiori. Ovvero con tale legge si dà la possibilità, a chi lo vuole, di indossare il velo nelle Università, cosa strettamente proibita in precedenza. Una violenza, dicono i sostenitori della legge, contro la propria libertà di confessione, e a causa della quale molte ragazze non hanno potuto o voluto studiare alla università.

In un paese che sicuramente è più laico dell' Italia, dove la continua ingerenza papale fa sorridere e lascia sgomenti, dove l'aborto è consentito sino al quarto mese, e la pillola del giorno dopo è presente in qualsiasi farmacia senza ricetta, dove la fecondazione assistita è libera e garantita, insomma in un paese dove, sulla carta, l'autodeterminazione della donna è ben più garantita.

Dunque la vita politica di questo partito e il futuro prossimo della Turchia si sta misurando tramite questa legge, a causa della quale è stata proposta l'incostituzionalità dell' Akp, di 71 dei suoi dirigenti tra cui lo stesso Erdogan, e a cui alla Corte Costituzionale, che ha accettato il ricorso, spetta ora entrare nel merito della vertenza.
Un braccio di ferro dall'esito incerto, che può essere interpretato come il primo passo per una re-islamizzazione del paese, sostengono i militari e le forze politiche dell'opposizione, o come una vittoria contro l'egemonia dell' esercito e rappresenterebbe la breccia per poter cambiare la costituzione nazionalista, aprirsi alle riforme, ai diritti civili e avvicinarsi sempre più all' Europa. Una comuntà senza frontiere dove la massiccia presenza dell'esercito non è affatto richiesta.

Nessun commento: