lunedì 15 ottobre 2007

Darwin per Hc

Ci sono numerose teorie che esplorano la natura e le cause del pregiudizio, il come e il perché.
Sebbene un fenomeno così complesso non può che essere spiegato tramite una pluralità di cause interagenti, in ambito psico-sociale ci sono numerose teorie, tra loro complementari, che tentano di interpretare il fenomeno. Le più conosciute sono quelle riguardanti la nostra necessità psicologica di semplificare il mondo; il nostro bisogno di appartenenza sociale e il processo di formazione di una propria identità; o le spiegazioni che considerano pregiudizi e stereotipi come prodotti di un processo collettivo di assegnazione di senso alla realtà. Per non parlare di altre spiegazioni che considerano stereotipi e pregiudizi come effetti di processi storici del tutto eccezionali e non ordinari.


Ma tra le varie spiegazioni quella che mi ha colpito di più è quella riguardante "il fondamento biologico dell'ostilità contro i diversi". Secondo tale teoria, per un processo di selezione naturale sarebbero stati favoriti nel processo riproduttivo coloro i quali si siano dimostrati " più adatti a competere con gli altri per le risorse e la propria sopravvivenza". Sviluppando un' aggressività nei confronti di coloro che vengono sentiti come diversi ed esterni. Ma ovviamente non potendo vivere in completo isolamento, alla fine sono stati favoriti dal processo di selezione naturale gli individui che vivendo in armonia tra loro e coalizzandosi in un ristretto numero di persone siano stati in grado di lottare per un scopo comune, considerando tutti gli altri alla stregua di nemici, e come tali trattati.


Tuttavia, l'altra faccia della medaglia di tale teoria è che lo stesso processo di selezione naturale abbia favorito anche la nascita di un'altra tendenza, "la tendenza alla cooperazione piuttosto che quella alla competizione, e la disposizione positiva nei confronti del diverso quale espressione di una naturale curiosità e orientamento verso il nuovo. [...] Infatti se la tendenza a privilegiare un gruppo ristretto è potuta risultare vantaggiosa in quanto assicura la protezione, essa ha però lo svantaggio di ridurre il numero di possibili partner di cooperazione, e dunque di chiudere in qualche modo l'orizzonte delle esperienze e dell'esplorazione. Si sostiene, in altri termini, che dalla selezione naturale sarebbero stati sviluppati con pari forza non uno ma due istinti, apparentemente opposti ma in realtà complementari: quello di protezione e di chiusura, che spinge alla tana, alla delimitazione del territorio, al riconoscimento nei propri simili, e quello di esplorazione e di apertura, che spinge invece alla ricerca, alla sperimentazione, alla conoscenza del nuovo.

Il successo evolutivo dipenderebbe, non dalla prevalenza di uno di essi, ma dal loro corretto bilanciamento; gli individui in cui fosse stata troppo prevalente la tendenza alla protezione e alla chiusura sarebbero stati svantaggiati dall'aver avuto minori occasioni per migliorare il proprio adattamento; quelli in cui fosse stata invece troppo prevalente la tendenza alla novità e all'apertura sarebbero stati svantaggiati da un troppo alto livello di rischio.

[Inoltre] l'istinto di esplorazione e di tensione positiva verso ciò che è diverso e insolito sarebbe particolarmente importante per l'essere umano, che per le sue specifiche qualità è in grado di tradurre le esperienze in cultura e quindi di trarre il massimo vantaggio dall'approfondimento della conoscenza in direzioni nuove." *



Hc come frutto di un processo evolutivo?















*da "Stereotipi e pregiudizi" di B.M. Mazzara

1 commento:

vera ha detto...

Trovo quest'idea di Hc come frutto del processo evolutivo semplicemente geniale! E mi piace un sacco pensarla cosi' perche' e' come dire che possiamo migliorare, che forse i nostri figli e nipoti ecc vivranno in un mondo ancora piu' "uno" e in cui le strade si intrecceranno con sempre maggiore facilita'..speriamo accada davvero!