sabato 5 luglio 2008

Partenze

Le partenze le vedi negli occhi, le senti tra le braccia, le gusti tra i capelli. Capisci che stai partendo da come ti fissa la persona che hai davanti, dallo sguardo fermo e dal sorriso triste.
Le partenze le vedi e le senti negli occhi, quando gli altri sensi scompaiono, quando il pullman sta per partire senza di te. La partenza è tutta tua, un momento tutto tuo, quando si parte sei solo. E' un'immersione calda, un isolamento ovattato, una camera stagna, nessuno te la può toccare, scuotere o assaggiare, è un momento tuo e tuo soltanto, nel desiderio di condividerlo e nell'incapacità di comunicarlo. Si contempla con occhi assorti nel vuoto quello che fino a poco fa aveva costituito la tua quotidianità, si contempla con le mani in grembo la copertina di un libro appena finito, si accarezzano le lettere appena lette, si medita sul finale e sul senso della storia, si è assorti e si gusta un vuoto nelle viscere perché tutto è stato dato o è stato preso, come dopo un parto si contempla ciò che è appena sbocciato, con calma d'animo e con la gioia di averlo fatto.

Con il libro tra le mani, la storia perfettamente infissa nella mente in tutte le sue sfaccettature, articolazioni, evoluzioni e cronologie, con le pupille dilatate che mostrano senza guardare mi godo la mia partenza sino all'arrivo. Ho la possibilità di godere di un buco spazio-temporale dato dal volo, repentino cambiamento nella cui sospensione tra due mondi e due vite ho il piccolo lusso di lasciarmi andare, farmi pesante senza cadere, immobile seppur in movimento.

Pensando che ci sarà uno shock al ritorno, lo shock che non c'è stato all'andata, preso dalla scoperta, affascinato dal nuovo e dal cambiamento, realizzi che tante piccole cose un momento prima nuove per te erano diventate a poco a poco quotidianità, i tuoi riferimenti, il tuo mondo. Capisci con quanta facilità ci si adatta, si scivola fino a prendere la forma delle cose in cui ci si è immersi. Realizzi che il ritorno sarà più doloroso della partenza, che l'ansia che prendeva le viscere all'andata adesso scaldata da un lungo abbraccio ritorna per motivi uguali e opposti.

Sospeso su un tappeto di nuvole bianche sono più libero di pensare, distaccato tra due mondi con la pace ed il senso di vuoto nel mezzo, leggerezza e pienezza a metà, penso che prima dell'arrivo non posso ancora piangere la partenza, non so ancora cosa mi mancherà, non so ancora cosa mi farà felice quando tornato. Sospeso senza dare e senza avere, sospeso senza bisogni e senza mancanze. Sospeso ed in pace. Ancora un'ora, l' Italia inizia a delinearsi dall'oblò, il mare, la costa, ma ancora un'ora. Solamente io, un'ora tutta per me ed i miei sapori. Senza la sensazione che qualcosa sia finito, con la copertina ancora in mano, senza chiudere il libro, ma con la voglia di vivere l'epilogo.

Distacco possibile ed inimmaginabile, veloce ed allucinante, un risucchio delle ultime energie, esausto, prima del riflusso sulla terra ferma, tra le mura di casa, tra le braccia di mamma. Cambiati dentro non si può essere più indifferenti, ero partito per rinascere, torno per rivivere.

3 commenti:

Unknown ha detto...

O magari rinascere ancora, in un posto ancora diverso. Magari oltre la Manica ;)

Anonimo ha detto...

Lo porti a cavalluccio perchè possa vedere il mondo dall'alto, lo porti in bicicletta perchè possa sentire la brezza tra i capelli, gli insegni ad andare in bicicletta e gli regali la tua di cui eri gelosissimo, lo porti in volo nei cieli casertani, gli culli il sonno per le strade di mezza europa, lo lanci(capisci a me) nei cieli di mezzo mondo... niente da fare: al ritorno vuole l'abbraccio e la pizza di mammà. Adda turnà Padoa Schioppa!

Unknown ha detto...

Beh pero' di che pizza stiamo parlando?! Diamo a Cesare quel che e' di Cesare.

P.s..come mi manca quella pizza e direi pure un pochino l'abbraccio della mia di Mamma :)