domenica 4 novembre 2007

Io sono Yoshi


L'apertura è l'unica condizione possibile se si vuole vivere mentre si attraversano 24 paesi diversi, è la condizione sine qua non per la sopravvivenza. Un contadino giapponese decide così di mettersi in discussione a tutti i costi. Un primo tentativo tre anni fa, culminato in una rapina, un'aggressione, accoltellate alla schiena e un volo da un pullman in corsa nel pieno della notte in Bangladesh. Un anno per riprendersi in cui la voglia di ripartire monta man mano che le cicatrici si rimarginano.


Un anno e tre mesi fa si riparte: Taiwan, Cina, Nepal, Bangladesh, India, Pakistan, Iran, Turchia, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Germania, Olanda, Francia, Italia; dopo aver già attraversato tre anni prima Russia, Mongolia, Cina, Vietnam, Laos, Cambogia, Thailandia, Malesia, Indonesia, Birmania, Nepal, India, fino all'incidente in Bangladesh. Nonostante l'aggressione si riafferma che l' apertura è l'unica condizione possibile, non sufficiente, ma necessaria.


Una condizione in cui la fiducia è l'elemento per calmierare l'apertura verso il prossimo, per continuare. Un viaggiatore e uno straniero non si possono concedere il lusso della chiusura, al prezzo di diventare un semplice turista, un consumatore indifferente che per questo riceve indifferenza reciproca. Un viaggiatore non può vivere di stereotipi alimentarli. Il suo è un processo di scoperta continuo, in cui i pregiudizi e gli stereotipi non possono che essere superati e sostituiti nella ricerca stessa. Nulla è stabilito, nulla è confermato, c'è solo da riconfermare continuamente la propria persona, la propria identità. In un processo che ci trasforma continuamente si sente il bisogno di vivere il momento, il giorno. Io sono adesso, Io sono oggi.


Io sono una delle persone fortunate che ha incontrato Yoshi durante il suo lungo viaggio.Un anno e tre mesi fa Yoshi partiva dal Giappone, lasciava la sua risaia per percorrere in direzione est-ovest, solo con mezzi di terra, il continente euro-asiatico. Un viaggio lungo in cui ha avuto la possibilità di reinventarsi, riscoprirsi e riconfermarsi ad ogni passo, dall'autostop nel deserto del Gobi agli altopiani del Tibet, dalle vette del mondo al mangiare insetti fritti in Cambogia, dalle fabbriche d'armi in Pakistan al fumare oppio e basare cocaina in Iran, fino all'arrivo in Europa con i suoi eccessi di alcool. Un viaggio di mille colori e mille volti, in cui anche la propria persona diventa mutevole e variopinta, adagiandosi sui mille letti improvvisati e in cui l'io e il luogo lasciano posto ad un lungo presente.

Io sono adesso, Io sono l'ebbrezza di andare; senza direzione, senza guida, senza alcuna pressione o indicazione, l' ebbrezza di definire la strada alla fine del percorso, l'ebbrezza di scoprire cammin facendo, di essere nessuno e centomila, essere nel presente, dilatare il tempo per scoprirsi allora vivi quando ci si è fermati. Io sono libero dal tempo e dallo spazio. Io sono la sensazione di vivere la pienezza di un luogo nell' attraversare le mille vite altrui.

Adesso, Io sono la consapevolezza di volere un luogo in cui vivere avendo costruito un nuovo io che mi dia il tempo. Io ho capito dopo questo lungo viaggio, dopo aver vissuto mille vite, di voler vivere la mia vita adesso. Un viaggio circolare di auto affermazione in cui l'arrivo è stato se stessi. Io sono Shirahata Yoshimasa e sto tornando a casa.



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