martedì 19 febbraio 2008

Lo Straniero



Mi hanno coccolato, guidato, consigliato, tradotto e aiutato. Hanno fatto in modo che i miei primi giorni ad Istanbul siano stati privi di un qualsiasi shock culturale. Hanno posto un cuscino durante il mio arrivo, l’impatto con la città grazie a loro è stato morbido.

Appena visti ci siamo abbracciati, un gesto incondizionato di affetto come benvenuto.


Mi hanno condotto a casa la prima sera, nel quartiere di Besiktas, un quartiere vivo, acceso, popolare, pieno di negozi, fruttivendoli, pescivendoli, sale dove sorseggiare un po’ di cai, ambulanti, venditori di doner kebab, un quartiere affollato, sempre affollato. Il percorso verso casa è stato uno scansare persone, cose e macchine.

Mi hanno offerto il primo pasto, un enorme piatto di mantli, mi han fatto trovare il letto caldo, una doccia calda, condotto per il traffico il cittadino. Come ringraziare due persone che hanno fatto in modo, che dalla prima sera, aperta la porta, si respirasse aria di casa?

Può accadere qualcosa di magico quando si è lo straniero, Alter, può accadere di sentirsi accettati, di sentirsi sacri. “L’ospite è sacro”, non è solo un modo di dire, ma diventa un’ accogliente realtà, si riflette il sorriso diffuso in maniera incondizionata, nei piccoli gesti, nelle piccole azioni, nelle richieste di informazioni. Un persona da sola, in una società nuova e diversa da lui, non può suscitare paura, né odio, né indifferenza; si risveglia un senso di paternità e curiosità da parte degli altri che si prendono cura del nuovo arrivato, che è guardato con un misto di divertimento e affetto, nei suoi primi goffi movimenti, proprio come un neonato.

Una persona quando è sola, in un certo senso unica e originale in un determinato contesto, è rispettata come a voler rispettare la grandezza di madre natura, si è sacri perché si rappresenta la diversità del mondo. Per questo preferisco muovermi da solo per la città, ricevo più attenzione dalla gente e non desto mai paura o sospetto, gli uomini organizzati hanno destato sempre più paura degli uomini solitari.

Lontano dagli altri europei che sono numerosi qui ad Istanbul, sono più libero di muovermi, più protetto, nonostante il senso di appartenenza che solitamente prende in un contesto diverso dal proprio, uso la mia identità non per trovare altri simili, ma per mischiarmi con il diverso, per spingerli ad una curiosità reciproca. Preferisco ricevere un sorriso alla mia diversità che una gelida stretta di mano da un nord europeo che ha poco di meno da dirmi.

1 commento:

vera ha detto...

queste ultime due foto sono mozzafiato! E l'idea di poterti seguire anche da qui e' ancora piu' bella:)
Il progetto di questo blog prende una forma sempre piu' definita.
Aspettero' con ansia la prossima puntata ;)
D